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Tradizionale mangiare povero delle nostre campagne. Ce ne sono 2 tipi: uno di Alba, chiamato “Caponet” (leggi capunet), fatto con i fiori di zucca o di zucchina e quello di Vercelli, noto anche come “Caponòt” (leggi capunòt) avvolto in foglie di cavolo appena scottate e che possono contenere anche riso lessato e salam dla doja. Quest’ultimo tipo, nel Novarese è anche chiamato “quagliette”.
Il nome “Caponèt” che vorrebbe dire, in italiano, “castrato”, deriva dal fatto che per questo piatto viene usato nelle Langhe il fiore di zucca non fecondato.
Nel Canavese , invece, prendono il nome di “Pess-coj” (pesci di cavolo).
Nell’Astigiano vengono anche messi in carpione e a volte sostituivano il consumo della carne.
Ingredienti e dosi per 4/6 persone:
1 cavolo verza (tipo verde e riccio)
o dodici fiori di zucchini
4 uova
100 gr di grana grattugiato
200 gr di carne cruda o cotta macinate
50 gr. di salame cotto
50 gr di salsiccia
50 gr. di prezzemolo
1 spicchio d’aglio
burro
sale e pepe q.b.
noce moscata
Olio extravergine di oliva
Prendere dei bei fiori di zucchini crudi o delle foglie di cavolo leggermente lessate e riempirle del seguente composto (come da ricetta): carne cruda o cotta macinate, salame cotto, salsiccia, prezzemolo e aglio tritati finemente, uova, formaggio grattugiato e poca noce moscata, amalgamando bene il tutto in modo da ottenere un composto omogeneo.
Ungere una pirofila di terracotta con un po’ di olio, sistemare i “caponet” cospargendoli con qualche fiocchetto di burro.
Passarli in forno preriscaldato a 180°C per circa 30 minuti e servirli caldi.
Nella versione più antica i caponet, anziché andare in forno, si friggevano in una padella di ferro.

Passare la torta, così preparata, in forno a 160° per 30 minuti. Quando sarà cotta, toglierla dal forno, farla raffreddare e spalmare con un leggero strato di gelatina da pasticceria.

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